La capacità sensibilizzante

dell’Acido Ginkgolico

nella cavia 

American Journal of Contact Dermatitis, Vol. 9, No. 3 - Settembre 1998

Bjorn M. Hausen - Centro Dermatologico, Buxtehude, Germania

Traduzione di Marco Turazza.

 Antefatto: i frutti del Ginkgo biloba hanno causato numerosi casi di dermatiti allergiche da contatto. Piccole quantità di acido ginkgolico si trovano anche nelle foglie.

Obiettivo: estratti di foglie sono utilizzati per la terapia di disordini cerebrovascolari e della vascolarizzazione periferica. Il problema è verificare se si possono verificare reazioni di ipersensibilizzazione cutanea a causa della presenza di piccole quantità di acido ginkgolico nelle varie preparazioni.

Metodi: sono state trattate sperimentalmente delle cavie con acido ginkgolico puro e con estratti fogliari contenenti circa 1.000 ppm di acido ginkgolico.

Risultati: Le cavie furono sensibilizzate dall’acido ginkgolico puro, ma non dall’estratto fogliare.

Conclusione: gli estratti fogliari di Ginkgo biloba assunti per via orale o tramite infuso, nel trattamento di diffusi disturbi cerebrali, possono essere considerati sicuri, anche nel caso contengano fino a 1.000 ppm dell’allergizzante acido ginkgolico.

 

Il GINKGO BILOBA L. (della famiglia delle Ginkgoaceae) contiene, nei frutti e in piccole quantità nelle foglie, diversi n-alchilfenoli chiamati "acidi ginkgolici" o "acidi anacardici". Il componente principale è un C15-acido ginkgolico, mentre gli analoghi C13 e C17 sono presenti in quantità inferiori (Fig. 1A). La loro formula di struttura è simile a quella trovata nelle specie di Toxicodendron (edera velenosa) (Fig. 1B).

 

Fig. 1. Sopra: struttura dell’acido ginkgolico (A).

Sotto: struttura di un tipico urushiolo (B).

 Sono state descritte in vari Paesi (Giappone, Francia, Germania, Corea, USA ed altri) dermatiti da contatto in individui che avevano maneggiato o che si erano alimentati con i frutti.

Il primo esperimento effettuato sulle cavie da Tabayashi risale al 1927. Esperimenti più recenti di sensibilizzazione delle cavie sono stati eseguiti da Saito nel 1987 e da Lepoittevin ed altri nel 1989, utilizzando estratti di frutto ed una frazione contenente l’acido ginkgolico, dimostrando un debole o moderato potere sensibilizzante.

Più recentemente, sono state introdotte sul mercato delle preparazioni contenenti estratti fogliari, utilizzate per il trattamento di disturbi vascolari cerebrali e periferici. Il problema è di verificare se vi possano essere reazioni di ipersensibilizzazione utilizzando estratti fogliari contenenti acido ginkgolico in quantità di 10-200 ppm.

MATERIALI E METODI

Gli acidi ginkgolici furono estratti da frutti di Ginkgo biloba, separati mediante cromatografia a strato sottile, purificati mediante cromatografia a colonna e ricristallizzati varie volte. Da un totale di 136 grammi di frutti furono estratti 1,10 grammi di cristalli bianchi contenenti come costituente principale il C15-acido ginkgolico (64%), C17-analogo (17%) e C13-analogo (8%). Come termine di confronto fu preparato un estratto fogliare di Ginkgo biloba mediante estrazione con acqua ed acetone (v/v = 60/40) (Finzelberg GmbH, Germania) contenente il 24% di Ginkgo flavonglucosidi e circa 1.000 ppm di acidi ginkgolici (circa lo 0,1%).

Si sperimentò la capacità sensibilizzante su cavie albine. Furono utilizzati 10 animali per gli acidi e per l’estratto. Si preparò, nei giorni 1,5, e 9, una emulsione composta di 4 ml di soluzione salina fisiologica e 4 ml contenenti 15 mg della miscela di acidi ginkgolici e 30 mg dell’estratto fogliare.

Le due emulsioni furono applicate tramite iniezione intradermica in una area semicircolare della spalla, preventivamente depilata. Alla fine della procedura, gli animali aspettarono per 11 giorni. Al 21° giorno furono nuovamente trattati utilizzando due diverse diluizioni di acidi ginkgolici ed una di estratto fogliare, sul fianco preventivamente depilato. La lettura dei risultati avvenne seguendo la procedura dell’International Contact Dermatitis Research Group (ICDRG).

Il risultato principale fu calcolato come il quoziente della somma di tutte le reazioni ottenute, divise per il numero degli animali trattati.

La soglia di irritazione fu determinata in un gruppo di controllo di 10 cavie, trattate con gli stessi tempi e stesse condizioni, utilizzando le stesse emulsioni prive però degli estratti attivi di Ginkgo biloba.

Nel secondo trattamento furono utilizzate concentrazioni dello 0,1%, 1% e 3% di acidi ginkgolici e del 10% di estratto fogliare.

RISULTATI

La soglia di irritazione fu calcolata essere superiore al 3% per gli acidi ginkgolici e superiore al 10% per l’estratto fogliare. Tutti i 10 animali trattati con la miscela di acidi ginkgolici mostrarono segni di ipersensibilizzazione. Il tentativo di sensibilizzare le cavie utilizzando l’estratto fogliare contenente 1.000 ppm di acidi ginkgolici rimase negativo. I risultati sono visibili nella tabella 1. 

Concentrazione

24h

48h

72h

Risposta principale

Sensibilizzazione con 2° trattamento

con

%

++

+

(+)

0

++

+

(+)

0

++

+

(+)

0

24h

48h

72h

D

Ac. Ginkgolici Ac. Ginkgolici

1

6

4

-

-

6

4

-

-

7

3

-

-

1,60

1,60

1,70

1,63

Ac. Ginkgolici Ac. Ginkgolici

0,1

1

7

2

-

3

3

4

-

-

8

2

-

1,00

1,90

0,90

1,00

Estratto fogliare Estratto fogliare

10

-

-

-

10

-

-

-

10

-

-

-

10

0,00

0,00

0,00

0,00

Tabella 1: Risultati della sperimentazione sulla sensibilizzazione delle cavie, utilizzando acidi ginkgolici puri ed estratti fogliari di Ginkgo biloba.

DISCUSSIONE

Tabayashi fu il primo a sperimentare con successo l’ipersensibilizzazione locale sulle cavie nel 1927. Saito riuscì a sensibilizzare 5 cavie su 5 con il test epicutaneo aperto utilizzando un estratto alcolico dai frutti, 6 cavie su 10 utilizzando la tecnica sopra descritta e 3 cavie su 12 utilizzando il test di massimizzazione. La concentrazione del secondo trattamento fu sempre del 10%. Un animale su 7 reagì anche al C15-acido ginkgolico all 1%.

Negli studi di Lepoittevin ed altri, 8 cavie trattate con estratto grezzo e con una frazione di frutto contenente acidi ginkgolici quasi in purezza, furono sensibilizzati mediante la tecnica sopra descritta. La sensibilizzazione con l’estratto grezzo diede un risultato cutaneo medio di 1,1 (identico al risultato principale ottenuto dall’autore del presente studio).

Tutti gli studi confermano che estratti grezzi dei frutti come anche gli acidi ginkgolici sono in grado di indurre una allergia da contatto, come descritto nella letteratura sin dal 1903.

Con la presente sperimentazione, si rileva che con un secondo trattamento utilizzando una concentrazione dell’1%, il principale risultato pari a 1,63 è stato ottenuto come media dei tre risultati. Non furono invece indotte sensibilizzazioni utilizzando l’estratto fogliare contenente circa 1.000 ppm di acidi ginkgolici.

Il problema è di verificare se le piccole quantità di acidi ginkgolici presenti negli estratti fogliari in commercio possano provocare, una volta assunto per via orale, dermatiti su individui dove sia conosciuta una ipersensibilità da contatto. Il contenuto di acidi ginkgolici nelle preparazioni commercializzate in Europa varia normalmente tra i 10 ed i 200 ppm.

Vari studi effettuati su individui ipersensibilizzati a nickel, edera, clonidina, balsamo di Perù, hanno dimostrato che la somministrazione di diverse dosi dell’appropriato allergene per via orale, provocava una reazione allergica cutanea nel punto della dermatite originale, in una percentuale variabile dall’1 al 10% dei casi. In alcuni casi fu osservata una marcata relazione dose-effetto. In altri casi tale relazione non fu osservata, ma anche i placebo provocarono alcune reazioni allergiche.

In generale, una seconda somministrazione per via orale di alte concentrazioni di allergene, in individui precedentemente sensibilizzati, ha evidenziato la comparsa di reazioni cutanee in una percentuale considerevole.

Il modo in cui composti a basso peso molecolare si legano a proteine ed aminoacidi, vengano poi trasportate a livello cutaneo, provocando così dermatiti da contatto, non è ancora esattamente spiegato. E’ anche in discussione se le reazioni allergiche provocate da un’alta concentrazione dell’allergene possa o meno essere basata su reazioni metaboliche e farmacologiche.

Non è quindi possibile stabilire in modo certo quale sia la dose realmente pericolosa per individui che assumano preparati a base di Ginkgo biloba o per pazienti già provati essere allergici agli acidi ginkgolici.

La tendenza generale è però quella di ritenere che le dosi necessarie per ottenere tali reazioni siano piuttosto alte.

Visto che nel presente studio si è dimostrato che un estratto fogliare contenente 1.000 ppm di acidi ginkgolici non ha provocato ipersensibilità da contatto nelle cavie, si può ritenere con sufficiente tranquillità che le preparazioni in commercio (che contengono 10-200 ppm) non abbaino alcun rischio di provocare reazioni allergiche..

Tali estratti fogliari possono quindi essere considerati sicuri.

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