IL NONI

(Morinda citrifolia) 

Tratto dalla Rete.

Traduzione di Marco Turazza.

  

Noni - Il magico frutto delle Hawaii

Gli Hawaiani indigeni hanno sempre conosciuto gli effetti benefici del Noni. Nell’antica medicina popolare Hawaiana, il Noni era usato per il trattamento del diabete, ulcera, problemi cardiaci, ipertensione, disturbi renali e di una miriade di altri problemi alla salute.

Sfortunatamente il frutto fresco del Noni ha gusto ed odore piuttosto sgradevoli. Questa caratteristica è sempre stata considerata un ostacolo all’utilizzo generalizzato, almeno fino ai giorni nostri. Il sistema di essiccazione a freddo ha consentito la produzione di una polvere inodore ed insapore, somministrabile tramite capsule da deglutire.

Varie ricerche hanno dimostrato che una esposizione prolungata ai raggi ultravioletti solari, determina una soppressione del sistema immunitario. Considerando inoltre la crescente facilità di questo tipo di esposizione, a causa del diradamento dello strato di ozono atmosferico, il Noni può essere un valido aiuto contro il crescente pericolo di ammalarsi di tumori cutanei. Il Noni infatti, non solo sembra poter stimolare il sistema immunitario, ma contiene anche selenio, capace di ridurre significativamente il rischio di sviluppo dei tumori cutanei.

La Dr.ssa Abbott diceva "La gente è matta per questa pianta. Essi la utilizzano contro il diabete, l’ipertensione, il cancro e molte altre patologie."

Il Dr. Ralph M. Heinicke, ricercatore presso l’Università Hawaiana, sostiene che il Noni possa essere un valido aiuto anche contro: dolori mestruali, artriti, slogature, ferite, depressione, senilità, difficoltà digestive, arteriosclerosi, problemi di pressione arteriosa, tossicodipendenze e dolori in genere.

Sembra inoltre che il Noni sia capace di ritrasformare le cellule tumorali in cellule normali.

Una tipica forma commerciale Hawaiana di Noni è data da bottiglie contenenti 90 casule, ognuna di 400 mg.

La Pianta del Noni: un regalo Hawaiano per guarire

Si ritiene che i lontani progenitori dei Polinesiani di oggi, abbiano migrato nelle Hawaii partendo dal Sud Est Asiatico. Queste genti forti e coraggiose sarebbero arrivate dalla Polinesia centrale intorno all’epoca di Cristo, o qualche secolo prima, attraverso grandi viaggi marini su piccole ed umili canoe. Nei secoli successivi, la loro cultura si espanse in tutte le isole della Polinesia , che si estende ad arco dalla Nuova Zelanda alle Isole Hawaii.

Quando questi primi coloni iniziarono il loro viaggio verso l’ignoto, portarono con loro le piante e gli animali che consideravano essenziali per la loro vita nelle nuove terre. Delle varie piante che essi portarono, molte sarebbero servite per fabbricare indumenti, recipienti, coloranti, etc, ma le più importanti erano quelle da cui derivare cibo e medicamenti.

Il taro, la dioscorea, l’albero del pane, il banano e la canna da zucchero sono cinque tra le piante polinesiane da cibo originarie del Sud Est Asiatico.

Delle dodici piante medicinali polinesiane utilizzate dagli hawaiani, almeno otto sembrano essere state portate alle Hawaii dalla Polinesia centrale e meridionale, tramite viaggi su canoe, circa 1.500 anni fa.

Secondo il Dr. Abbott, dell’Università delle Hawaii, gli hawaiani che si affidavano alle cure delle erbe soffrivano degli stessi disturbi che noi, oggi, consideriamo parte integrante della vita moderna (con l’esclusione delle emicranie). Prima del contatto con l’Occidente (il Capitano Cook arrivò alle Hawaii nel 1778), gli isolati hawaiani erano relativamente indenni da malattie.

Le malattie di cui saltuariamente soffrivano erano tutte abbastanza banali e si curavano bene con le loro piante. Il contatto con gli uomini del Capitano Coock introdussero ben più gravi malattie, come gonorrea, sifilide, tubercolosi, morbillo, colera, orecchioni, influenza, polmonite, lebbra, etc. Gli Hawaiani non erano in grado di combattere tali gravi malattie, come del resto neppure la medicina occidentale di quei tempi.

Una delle grandi tragedie di questa devastazione nella popolazione hawaiana, fu la perdita di informazioni in molte aree della cultura hawaiana, compresa quella della conoscenza delle erbe medicinali. La tradizione hawaiana voleva che gli uomini e le donne detentori della conoscenza della società hawaiana scegliessero un successore a cui tramandare tutto il loro sapere prima della morte. Questo era essenziale, infatti la maggior parte dell’insegnamento e delle tradizioni veniva tramandato verbalmente. Le epidemie apportate dai conquistatori occidentali decimarono gli indigeni ed il sapere non fece in tempo a tramandarsi. Quel poco che rimane oggi è dovuto agli sforzi dei primi storici che cercarono di mettere per iscritto i dettagli pratici e le credenze hawaiane prima del 1820, nonché agli sforzi dei moderni ricercatori di registrare la conoscenza dei vecchi Hawaiani.

Al giorno d’oggi, l’antica conoscenza medica hawaiana si studia con un diverso approccio. Si cerca infatti di valutare in modo farmacologico i principi attivi contenuti nelle varie piante medicinali hawaiane.

Secondo la Dr.ssa Abbott "la conoscenza delle proprietà farmacologiche della maggior parte delle erbe hawaiane è tuttora incompleta".

Il Noni, il cui nome scientifico è Morinda citrifolia, fu una delle più importanti piante portate alle Hawaii dai primi Polinesiani. Nonostante ci siano state 317 specie di piante utilizzate dagli erboristi hawaiani prima del 20 secolo (come documentato da Kaaiakamanu e Akina nel 1922), solo alcune di esse venivano regolarmente e comunemente utilizzate per la cura delle malattie. Delle 12 piante più popolari (otto delle quali di origine Sud Est Asiatica), il Noni aveva il secondo posto come importanza. Studi etnobotanici effettuati in Indonesia e nelle Hawaii hanno riportato che il Noni era utilizzato nello stesso modo in entrambi i luoghi.

Gli Hawaiani utilizzavano l’intera pianta. Radici, gemme, corteccia, foglie, fiori e frutti sono tutti menzionati, in varie combinazioni, in almeno 40 rimedi erboristici conosciuti e catalogati. Inoltre, le radici erano utilizzate per produrre un colorante giallo o rosso per il vestiario ed i frutti venivano assunti durante le carestie.

Esistono numerose storie polinesiane di eroi ed eroine che sopravvissero alle carestie cibandosi di Noni.

La pianta del Noni è un piccolo albero sempreverde che cresce spontaneamente sia nelle regioni costiere al livello del mare, come anche nelle aree forestali sopra i 1.300 metri di altitudine. E’ identificabile dal suo tronco diritto e largo, foglie ellittiche di colore verde brillante, fiori bianchi di forma tubolare e dai particolari frutti che si presentano ovoidali e gialli. I frutti possono crescere fino ad oltre 12 centimetri e presentano una superficie grumosa. I semi, che hanno una forma triangolare e colore rossastro, presentano un sacco d’aria ad una delle estremità.

I frutti del Noni, quando sono maturi, hanno odore e sapore pessimi. L’odore ed il sapore della loro polpa sono così cattivi da essere definiti da alcuni ricercatori come "vomitevoli".

In un rapporto dell’83° meeting annuale (maggio 1982) dell’Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro (Hirazumi, A., Furusawa, E., Chou, S.C., Okano, C. and Ching, C., University of Hawaii, Dept. of Pharmacology and Dept. of Medicine) si riportò che il succo dei frutti del Noni è in grado di prolungare la vita dei topi ammalati sperimentalmente con carcinoma polmonare di Lewis. La loro conclusione fu che il Noni sopprimeva la crescita del tumore in modo indiretto, stimolando il sistema immunitario. Tale sistema di stimolazione rimane tuttora inspiegato e sarà tema di ulteriori studi.

In un documento pubblicato nel 1949 nel trimestrale "Pacific Science", che trattava le scienze mediche e biologiche delle regioni del Pacifico, il frutto del Noni mostrava moderate proprietà antibatteriche contro i batteri M. pirogenes, E. coli e Pseudomonas aeruginosa.

Più recentemente un ricercatore dell’Università Hawaiana, il Dr. Ralph M. Heinicke, affermava che il frutto del Noni contiene un alcaloide naturale, la xeronina, ed anche un suo precursore che si trasforma in xeronina a livello del tratto intestinale. Secondo tale ricercatore, il Noni può aiutare vari disturbi, come l’ipertensione, dolori mestruali, artriti, ulcere gastriche, slogature, ferite, depressione mentale, senilità, difficoltà digestive, arteriosclerosi, problemi ai vasi sanguigni, tossicodipendenze e dolori in genere.

Sono anche stati riportati successi terapeutici nella cura del tumore della mammella e di malattie oculari.

Il Dr. Joseph Betz, un chimico ricercatore della FDA's Division of Natural Products Center for Food Safety and Applied Nutrition states, asserisce che "La Morinda citrifolia è stata testata in numerose attività biologiche negli animali ed in studi antimicrobici". Egli riporta che i frutti essiccati hanno attività sulla muscolatura liscia ed un effetto istaminergico.

Fu inoltre riportato che le radici avrebbero una attività analgesica e tranquillante. Nel numero del 30 settembre 1993 di "Cancer Letters", un articolo della Keio University and The Institute of Biomedical Sciences in Giappone riportava l’isolamento dal Noni di un nuovo composto antrachinonico, chiamato damnacantale, in grado di riportare la normale morfologia e la normale struttura nelle cellule tumorali K-ras-NRK.

Gli ingredienti farmacologicamente attivi del Noni.

Dr. R.M. Heinicke
University of Hawaii

Un articolo di Maria Stewart ne "The Bulletin", nell’Aprile del 1972, descriveva in che modo gli Hawaiani risolvessero molti dei loro problemi sanitari bevendo infusi di frutti del Noni (Morinda citrifolia, Rubiacee). I missionari, che spesso dovevano occuparsi del corpo, oltre che dell’anima, erano impressionati dell’efficacia di queste pozioni. L’identificazione dell’ingrediente farmacologicamente attivo è stata una impresa molto difficile, per una comprensibile buona ragione. L’ingrediente attivo non è presente nella pianta né nel frutto, ma è presente un suo precursore, che viene attivato solo dopo che la pozione è stata ingerita.

La ricerca del principio attivo del Noni iniziò con una serie di studi sulla pianta dell’ananas. Fin dal 1972 si è tentato di identificare lo sconosciuto ingrediente come "bromelaina". Dopo molti anni di ricerca deludente, alla fine si riuscì ad identificare questo ingrediente come un nuovo alcaloide, al quale fu dato il nome di "xeronina". Dopo aver notato che secondo la letteratura l’efficacia della bromelaina e del Noni erano praticamente identiche, sono state provate sul Noni le stesse tecniche sviluppate precedentemente per estrarre la xeronina dall’ananas. La tecnica funzionò! Non solo si riuscì ad estrarre dal Noni lo stesso composto, ma le quantità estratte erano eccellenti.

Oggi il Noni è una delle migliori materie prime da utilizzare per l’estrazione della xeronina. La xeronina è un alcaloide relativamente piccolo che è fisiologicamente attivo nell’ordine dei picogrammi (N.d.R.: trilionesimi di grammo). Si trova praticamente nelle cellule sane di tutte le piante, animali e microrganismi. La quantità di alcaloide libero è però molto piccola e largamente al di sotto della soglia di rilevabilità tramite analisi chimica.

Nonostante anche i frutti del Noni abbiano un contenuto in xeronina libera praticamente trascurabile, essi presentano invece un apprezzabile contenuto del suo precursore. Tale precursore, chiamato "proxeronina", è una molecola piuttosto strana.

Il peso molecolare è relativamente grande, circa 16.000. Questo colloide, a differenza della maggior parte degli altri, non contiene né zuccheri, né aminoacidi, né acidi nucleici. Questo è forse il motivo per cui la maggior parte dei biochimici non si è accorta di questa molecola relativamente abbondante nella maggior parte dei tessuti.

Il frutto del Noni contiene anche la forma inattiva dell’enzima in grado di trasformare la proxeronina in xeronina. Finché questo proenzima non viene attivato, però, il Noni non è in grado di svolgere quasi nessuna attività farmacologica. Se il Noni viene ingerito a stomaco vuoto, il proenzima non viene digerito nello stomaco ed arriva indenne all’intestino. Qui vi sono buone possibilità che esso venga attivato. Serviranno comunque molti altri anni di ricerche per scoprire quale sia l’intimo meccanismo d’azione della xeronina a livello cellulare.

Si suppone che la principale funzione della xeronina sia di regolare la rigidità e la forma spaziale di proteine specifiche. Considerando che tali proteine hanno diverse funzioni, si ha che la somministrazione di un singolo principio attivo determina un range di risposte fisiologiche molto grande.

L’azione con cui la xeronina si manifesta su un individuo dipende dal fatto che il soggetto abbia o meno un livello subottimale di xeronina. Così, mentre da un lato la xeronina è in grado di alleviare la sintomatologia di qualsiasi malattia, dall’altro se non è presente alcuna malattia, la xeronina non avrà effetto.

Una malattia fisica, come ad esempio la senilità, può essere causata da deficienza o sbilancio di diverse sostanze, come anche da malfunzionamento dei vasi sanguigni, del sistema ormonale, del sistema immunitario. La xeronina allevierà la sintomatologia solo nel caso che la malattia sia specificamente causata da una carenza di xeronina endogena.

Ogni cellula di ogni tessuto contiene proteine che potrebbero avere siti recettivi alla xeronina. Alcuni di queste proteine sono enzimi inattivi che richiedono l’azione della xeronina per trasformarsi in molecole attive. In questo modo, la xeronina, convertendo la procollagenasi in una specifica proteasi, è in grado di rimuovere velocemente il tessuto morto a causa di ustioni.

Altre proteine divengono siti recettivi a vari ormoni solo dopo aver reagito con la xeronina. L’azione del ginseng, della bromelaina e del Noni nel far "star bene" chi le assume, potrebbe essere spiegata con la conversione di specifici recettori proteici cerebrali in siti di assorbimento delle endorfine endogene, gli ormoni del benessere.

Altre proteine formano dei micropori sulle membrane dell’intestino, dei vasi sanguigni e di altri organi. L’assorbimento di xeronina da parte di queste proteine e la conseguente modificazione della forma dei pori, può influire il passaggio di molecole attraverso le membrane stesse. Si potrebbe in questo modo spiegare il modo in cui il ginseng, la bromelaina ed il Noni migliorino la digestione.

Queste sono solo alcune delle molte possibili azioni del nuovo alcaloide. Poiché il Noni è una ricca fonte di questo alcaloide, se ne deduce che esso può anche rappresentare un validissimo rimedio erboristico.

Ci sono, però, anche alcuni problemi nell’utilizzo del Noni. L’individuo medio berrà il succo di Noni solo se sta morendo e se tutte le altre terapie hanno fallito. Il gusto del succo di Noni è terribilmente cattivo. Anche dopo aver rimosso gli acidi organici responsabili del cattivo odore, il succo rimane praticamente imbevibile.

Un altro problema critico è che la somministrazione è legata al tempo. L’azione sarà infatti molto limitata se il succo viene bevuto a stomaco vuoto. La pepsina e l’acido cloridrico gastrico distruggono l’enzima che libera la xeronina.

Il problema della somministrazione a stomaco vuoto raramente rappresenta un problema per una persona seriamente ammalata, che avrà quasi sempre lo stomaco vuoto per mancanza di appetito. Il problema diventa invece cruciale per l’individuo medio, che assume il succo del Noni come tonico.

La dose raccomandata è di 100 ml di succo da assumersi mezz’ora prima della colazione. In questo modo il succo passerà rapidamente attraverso lo stomaco arrivando subito all’intestino, dove si verificherà la trasformazione del proenzima in enzima attivo. In qualsiasi altro momento della giornata, specialmente durante i pasti, il succo del Noni avrà solamente una funzione calorica.

Per ottenere il massimo effetto, il Noni non dovrebbe essere assunto con caffè, tabacco o alcol. A volte la combinazione di queste sostanze col Noni può provocare effetti collaterali inattesi.

Risultati di laboratorio.

Di seguito si riporta una tipica analisi di Noni Hawaiano puro, eseguita dal laboratorio Hawaiano FOOD QUALITY LABS di Honolulu.


Data: 05-01-92

Campione Nr. 56:   100% Noni Hawaiano puro 

Informazioni nutrizionali

% Proteine:			    0.75
% Umidità:			    7.12
% Grassi:			    1.51
% Ceneri:			    4.82
% Carboidrati:	          52.42
% Fibre totali digeribili:  33.38

Per 3 capsule, 1200 mg.:

Vitamina A:			  4.75 IU
Vitamina C:			  2.10 mg.
Niacina:			          0.03 mg.
Calcio:				  3.90 mg.
Ferro:				  0.11 mg.
Sodio:				  4.02 mg.
Potassio:			13.38 mg.
Riboflavina:			  0.004 mg.
Tiamina:			          0.002 mg.

Proteine:			          0.009 g.
Grassi:				  0.018 g.
Carboidrati:			  0.62  g.

Calorie:				  2

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