Cartilagine di squalo  

Estratto dall'inserto "Salute" (pg.25) del quotidiano "La Repubblica" di giovedì 11 febbraio 1999

  

Il Congresso americano ha stanziato 2,5 milioni di dollari per verificarne l’efficacia sui tumori

Un anticancro dallo squalo

Negli USA esperimenti sulla sua cartilagine

Dopo tanto parlare sui soldi spesi per la sperimentazione sul metodo Di Bella, dopo tanto scherno ("solo in Italia poteva accadere una cosa simile"), dagli Stati Uniti arriva la notizia che il Congresso ha deliberato di stanziare 2,5 milioni di dollari (oltre 4 miliardi di lire) per verificare l’efficacia e la sicurezza della cartilagine di squalo nella terapia dei tumori. Gli studi clinici dovrebbero iniziare quest’anno a cura del National Cancer Institute, l’ente governativo di ricerca sul cancro che fa parte del National Institutes of Health (NIH).

Qual è il fondamento scientifico della sperimentazione? Lo squalo è un animale molto resistente alle malattie. Sembra che viva negli oceani del pianeta da centinaia di milioni di anni e che abbia un sistema immunitario a prova di bomba. Ripetutamente, i biologi marini hanno provato a trapiantare tumori nello squalo senza riuscirvi. Il segreto di questa resistenza starebbe nella cartilagine di cui è essenzialmente composto il suo scheletro. Nel 1983 venne pubblicato su "Science" un articolo che annunciava la scoperta "dell’esistenza di una sostanza nella cartilagine dello squalo che inibisce la crescita di nuovi vasi sanguigni in un tumore solido". In pratica, la cartilagine di squalo funzionerebbe come antiangiogenico, collocandosi quindi su una linea avanzata di ricerca: quella recentemente portata alla ribalta dai lavori sull’endostatina dell’oncologo americano Iudah Folkman.

Quindi lo studio, che verrà realizzato con la presenza di un gruppo placebo, ha elementi di plausibilità scientifica; è però anche vero che i membri del Congresso statunitense sono sempre più colpiti dalla larga diffusione nel loro paese delle terapie alternative in generale e di quelle del cancro in particolare.

La rivista dei medici americani (Jama) ha recentemente stabilito che nel corso del 1997 il 42% degli americani ha fatto ricorso alle medicine non convenzionali. Si calcola inoltre che circa 50.000 cittadini statunitensi attualmente assumano cartilagine di squalo acquistata nei drugstore.

Del resto le istituzioni americane sono da tempo sensibili alla insoddisfazione dell’opinione pubblica nei confronti delle terapie oncologiche standard che portò, nel giugno del 1986, il deputato newyorchese di origine italiana Guy Molinari a presentare la Congresso la richiesta di un’inchiesta sulle terapie antitumorali alternative. Il Congresso affidò ad un suo speciale ufficio di ricerca, OTA (ufficio di valutazione tecnologica), questo lavoro che durò quattro anni e si concluse con 300 pagine di rapporto. Dopo aver letto questo rapporto, i congressisti invitarono il National Cancer Institute a destinare una parte degli ingenti finanziamenti, che ogni anno riceve, alla ricerca sulle terapie alternative. I dirigenti del NCI si guardarono bene dal seguire la raccomandazione, ma la storia non finisce qui. Nel 1992 il Congresso deliberò l’istituzione, presso i National Institutes of Health, dell’ufficio per la medicina alternativa (OAM) con il compito di sottoporre a verifica scientifica le varie medicine e trattamenti non convenzionali.. Per l’anno 1993 l’ufficio ebbe uno stanziamento di due milioni di dollari; adesso, per l’anno 1999, ha ricevuto uno stanziamento di 50 milioni di dollari (circa 85 miliardi di lire).

C’è di più: il Congresso ha anche deciso di trasformare l’Ufficio in un Centro, che d’ora in poi si chiamerà Centro Nazionale per la Medicina Complementare ed Alternativa (NCCAM), un passo intermedio per la definitiva equiparazione della struttura degli altri Institutes dei NIH.

E qui in Italia cosa si fa?

(Franceso Bottaccioli)

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