Cartilagine

(2a parte) 

Estratto da pubblicazioni del "NATIONAL CANCER INSTITUTE (NCI)" - USA

Traduzione di Marco Turazza

 Cartilagine (Bovina e di Squalo)

Medicina Complementare / Alternativa

Laboratorio / Animali / Studi preclinici

Il potenziale antitumorale della cartilagine è stato studiato sia in laboratorio che sugli animali in modo molto esteso. Alcuni di questi studi si sono focalizzati sulla tossicità che essa avrebbe nei confronti delle cellule tumorali in vitro [25, 42, 2, 3, 16, 18, 45].

In uno di questi studi si trattò con Catrix® (un prodotto commerciale in polvere a base di cartilagine bovina) delle cellule prese da [25, 2, 3, 18]:

  1. 22 tumori umani isolati freschi (nove ovarici, tre polmonari, due encefalici, due alla mammella, un sarcoma, un melanoma, uno al colon, uno al pancreas, uno alla cervice ed uno al testicolo);
  2. 3 colture di cellule umane (cancro alla mammella, al colon, mieloma).

Nello studio, la crescita di tutte e tre le colture cellulari e di circa il 70% dei campioni di tumore, fu inibita per almeno il 50% quando il Catrix® fu usato in forte concentrazione (da 1 a 5 mg per ml di fluido colturale).

Non è però chiaro se l’effetto di inibizione della crescita era specifico sulle cellule tumorali, in quanto esso non è stato testato su cellule normali.

E’ stato riportato che anche un estratto liquido (acquoso) di cartilagine di squalo, chiamato AE-941/Neovastat®, ha inibito la crescita di alcuni tipi di cellule tumorali in vitro [16, 45], ma questi risultati non sono mai stati pubblicati su riviste scientifiche.

E’ stato anche riportato che una preparazione commerciale a base di cartilagine di squalo in polvere (della quale non è stato dato il nome commerciale) non ha avuto alcun effetto sulla crescita di cellule di astrocitoma in vitro [42]. In questo studio, che è stato pubblicato, la cartilagine di squalo fu sperimentata ad una sola concentrazione (0,75 mg per ml) [42].

Si è investigato anche sul potenziale immunostimolante della cartilagine, sia in laboratorio che su animali, ma solamente uno di questi studi è stato pubblicato nella letteratura scientifica [58]. Il Catrix® ha mostrato di stimolare la produzione di anticorpi nel topo (linfociti B), sia in vitro che in vivo. Tale aumentata produzione anticorpale è stata però osservata solo quando il fitofarmaco era somministrato per via endovenosa o intraperitoneale. Lo stesso effetto non fu osservato con la somministrazione orale [58].

E’ importante notare che aumentando la concentrazione del Catrix®, la produzione di linfociti B veniva però inibita (range di concentrazioni testate: da 1 a 20 mg per ml).

Si è riportato che il Catrix® è stato in grado di stimolare nel topo la produzione di macrofagi in vivo [2, 18], anche se tali risultati non sono stati pubblicati dalla letteratura scientifica.

Fino ad ora, la letteratura non riporta alcun potenziale immunostimolante della cartilagine di squalo.

E’ stato pubblicato un gran numero di studi di laboratorio e su animali relativi al potenziale antiangiogenetico della cartilagine [5, 26-31, 33-37, 39-43]. Questi studi hanno evidenziato la presenza di almeno tre inibitori della angiogenesi nella cartilagine bovina ed almeno due in quella di squalo [41-43, 48].

I tre inibitori presenti nella cartilagine bovina sono stati ben caratterizzati [26, 27, 30, 31, 35, 37, 29, 50]. Essi sono proteine relativamente piccole aventi pesi molecolari tra 23.000 e 28.000 [26, 27, 37, 29]. Queste proteine vengono chiamate: inibitore di derivazione cartilaginea (CDI), fattore antitumorale di derivazione cartilaginea (CATF) ed inibitore collagenasico di derivazione cartilaginea (CDCI) [26, 27, 35]. Si è dimostrata la loro capacità di inibire la proliferazione in vitro delle cellule endoteliali e la formazione di nuovi vasi sanguigni nella membrana corionallantoidea di embrioni di pollo [27, 30, 31, 35, 37, 29, 50].

Due di queste proteine (CDI e CDCI) si sono dimostrate in grado di inibire in vitro l’attività delle metalloproteinasi di matrice [26, 27, 31, 29] ed una di esse (CDI) anche di inibire in vitro la migrazione di cellule endoteliali [27, 29].

Tutte e tre non inibiscono in vitro la proliferazione né delle cellule sane, né di quelle tumorali [27, 30, 35, 29, 50].

Quando furono determinate le sequenze aminoacidiche dei tre fattori, si scoprì che esse erano le stesse già conosciute rispettivamente come: TIMP-1 (inibitore tissutale delle metalloproteinasi di matrice di tipo 1), ChMI (condromodulina I) e TIMP-2 (inibitore tissutale delle metalloproteinasi di matrice di tipo 2) [26, 27, 31, 37, 50].

Un possibile quarto inibitore della angiogenesi è stato purificato non dalla cartilagine bovina, ma da una coltura fluida di condrociti bovini cresciuta in laboratorio [28]. Questo inibitore, chiamato inibitore di derivazione condrocitaria (ChDI), è una proteina con peso molecolare di circa 36.000 [28].

E’ stato riportato che il ChDI e il CDI (TIMP-1) hanno attività antiangiogenetica molto simile [28, 29, 50], ma la relazione tra queste due molecole non è ancora chiarita in quanto non si è ancora determinata la sequenza aminoacidica della ChDI.

Non si sa quindi se il CDI/TIMP-1 sia un metabolita del ChDI oppure se il ChDI possa essere veramente il quarto inibitore della angiogenesi presente nella cartilagine bovina.

Come già indicato, la cartilagine di squalo, come quella di bovino, contiene più di un tipo di inibitore della angiogenesi.

Uno di essi, chiamato U-995, è formato di due piccole proteine, una con peso molecolare pari a circa 14.000 e l’altra di circa 10.000 [41].

Entrambe queste proteine, testate individualmente, hanno mostrato attività antiangiogenetica [41].

Anche in questo caso, non avendo ancora estrapolato la loro sequenza aminoacidica, non è possibile stabilire l’esatta correlazione tra le due proteine.

E’ stato riportato che l’U-995 è in grado di inibire in vitro la proliferazione delle cellule endoteliali, la loro migrazione, l’attività delle metalloproteinasi di matrice ed in vivo la formazione di nuovi vasi sanguigni nella membrana corionallantoidea di embrioni di pollo [41].

Non sembra poter inibire, in vitro, la proliferazione di altri tipi di cellule, siano esse normali o tumorali [41].

La somministrazione per via intraperitoneale, ma non per via orale, di U-995 ha evidenziato di poter inibire la crescita del sarcoma nel topo (180 tumori impiantati sottocute) e la formazione di metastasi polmonari su topi a cui erano state iniettate per via endovenosa cellule di melanoma [41].

Il secondo inibitore angiogenetico identificato nella cartilagine di squalo è stato studiato indipendentemente da tre gruppi di ricercatori [42, 43, 48].

Questa sostanza, chiamata SCF2 [48], è un proteoglicano con peso molecolare inferiore a 10.000. I proteoglicani sono una combinazione di glucosamminoglicani e proteine [56]. Il principale glucosamminoglicano presente nell’ SCF2 è il keratan solfato [48].

L’SCF2 si è mostrato in grado di inibire in vitro la proliferazione delle cellule endoteliali [42, 43, 48], la formazione do nuovi vasi sanguigni nella membrana corionallantoidea degli embrioni di pollo [42, 43] e l’angiogenesi in tumori indotti nella cornea dei conigli [42, 43].

Altri studi hanno indicato che l’AE-941/Neovastat®, l’estratto acquoso precedentemente menzionato, ha una attività antiangiogenetica [5, 45], ma le basi molecolari di tale attività non sono ancora ben definite. Non si sa quindi se tale prodotto contenga l’U-995 e/o l’SCF2 o qualche altro inibitore.

E’ stato riportato che l’AE-941/Neovastat® inibisce in vitro la proliferazione delle cellule endoteliali e l’attività delle metalloproteinasi di matrice, nonché in vivo la formazione di nuovi vasi sanguigni nella membrana corionallantoidea degli embrioni di pollo [5, 45].

Sembra anche in grado di inibire l’azione del fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF), interferendo così nelle comunicazioni tra cellule tumorali ed i vicini vasi sanguigni.

E’ stata anche riportata un’azione inibitoria dell’AE-941/Neovastat® in vivo sulla crescita dell’adenocarcinoma mammario e sulla metastatizzazione del carcinoma polmonare di Lewis (nei topi) [45, 46, 8, 9, 16, 49].

Nella sperimentazione eseguita sul carcinoma polmonare di Lewis, l’AE-941/Neovastat® si è dimostrato in grado di potenziare l’effetto antimetastatico della chemioterapia [46, 8, 9, 16, 49].

E’ comunque importante notare che la maggior parte dei risultati ottenuti con l’AE-941/Neovastat® non sono stati pubblicati dalla letteratura scientifica.

Altri studi in vivo del potenziale antitumorale della cartilagine di squalo sono stati pubblicati dalla letteratura scientifica 40, 44, 61].

In uno di questi studi, si dimostrò che la somministrazione per via orale di cartilagine di squalo in polvere poteva inibire una angiogenesi indotta chimicamente nella membrana mesenterica dei ratti [40].

In un altro studio, la stessa somministrazione orale determinò una riduzione della crescita del gliosarcoma GS-9L dei ratti [44].

In un terzo studio, somministrando la cartilagine in polvere sempre per via orale, non si riscontrò alcuna inibizione della crescita o della metastatizzazione del carcinoma delle cellule squamose dei topi [61].

Uomo / Studi clinici

Dai primi anni ’70 ad oggi sono stati effettuati dozzine di studi clinici sulla cartilagine come trattamento del cancro [2-4, 10-13, 6-9, 15-20]. Nonostante ciò, solo tre di questi furono pubblicati su riviste scientifiche [2, 3, 10].

Nonostante ulteriori studi clinici siano tuttora in corso, finora i dati raccolti non sono conclusivi sul fatto che la cartilagine sia o meno efficace.

Due dei tre studi pubblicati, valutarono l’uso del Catrix® (già menzionata preparazione commerciale a base di cartilagine bovina in polvere) nel trattamento di vari tumori solidi [2, 3].

Uno di questi fu eseguito su una serie di casi di 31 pazienti [2]; l’altro fu eseguito su nove pazienti [3].

Nel primo test, tutti i pazienti furono trattati con Catrix® somministrato per iniezione sottocutanea e due di essi (uno con carcinoma alle cellule squamose cutanee e l’altro con carcinoma alle cellule basali della pelle) furono trattati anche con preparazioni topiche.

La dose individuale, la dose totale e la durata del trattamento variarono da paziente a paziente, ma la durata non fu mai inferiore ai 7 mesi, mentre la durata massima fu superiore ai 10 anni.

18 pazienti furono trattati con terapie convenzionali (chirurgia, chemioterapia, radiazioni, terapia ormonale) per un intero anno prima di iniziare il trattamento con Catrix®; 9 ricevettero la terapia convenzionale durante tutto il tempo in cui furono anche trattati con Catrix®; 7 di essi furono sottoposti a terapia convenzionale sia prima che durante.

Dopo il trattamento con Catrix®, fu riportato che 19 pazienti ebbero una risposta completa, 10 di essi ebbero un risposta parziale ed uno ebbe uno stabilizzarsi della malattia.

I rimanenti pazienti non ebbero alcuna risposta alla terapia con cartilagine.

8 dei pazienti che mostrarono una risposta completa non ricevettero terapia convenzionale né prima, né durante.

Circa la metà dei pazienti che mostrarono una risposta completa alla fine ebbero una recidiva della malattia.

Questo studio clinico presenta però alcune debolezze che potrebbero aver inficiato il risultato: prima di tutte l’assenza di un gruppo di controllo e la somministrazione, prima e durante l’esperimento, di una terapia convenzionale sulla maggior parte dei pazienti.

Nel secondo test, il Catrix® fu somministrato esclusivamente per iniezione sottocutanea.

Tutti i pazienti di questo test avevano avuto una progressione della malattia dopo la terapia radiante e/o chemioterapia.

Si utilizzò la stessa dose in tutti i soggetti, ma la durata del trattamento, e quindi anche la dose totale, variarono a causa del diverso progredire della malattia.

La durata minima fu di 4 settimane.

E’ stato riportato che un paziente (con carcinoma alle cellule renali metastatizzato) ebbe una risposta completa che durò per più di 39 settimane.

Gli altri otto pazienti non risposero al trattamento con Catrix®.

I ricercatori impegnati in questo studio, testarono anche l’eventuale effetto del Catrix® sul sistema immunitario, ma non fu osservata alcuna variazione di numeri, percentuali o rapporti dei globuli bianchi, sebbene su tre pazienti si rilevò un aumento del numero delle cellule T.

Sono stati descritti risultati parziali del Catrix® attraverso un terzo studio presentato ad una conferenza scientifica [4], ma non pubblicato in alcuna rivista specializzata.

Nello studio, furono presi in considerazione 35 pazienti con carcinoma metastatico alle cellule renali e divisi in 4 gruppi. Tutti i soggetti di ogni gruppo furono trattati con identiche dosi di Catrix® somministrato per via sottocutanea od orale.

Si rilevarono tre risposte parziali e 19 mancate risposte su 22 pazienti che furono trattati per più di 3 mesi.

Di questi 19 pazienti, in due la malattia si stabilizzò, mentre in 17 casi essa si sviluppò dopo il trattamento.

Non fu pertanto possibile stabilire alcuna relazione tra la somministrazione di Catrix® e la risposta alla malattia.

Il terzo studio pubblicato, si propose di testare la sicurezza e l’efficacia della somministrazione per via orale di un composto commerciale a base di cartilagine denominato Cartilade®.

Il test fu eseguito su 60 pazienti sofferenti vi vari tipi di tumori solidi in stato avanzato [10].

Solo uno di questi soggetti era stato precedentemente trattato con le terapie convenzionali. Per la corretta valutazione dello studio, a nessun paziente furono dati altri tipi di trattamento durante la terapia con Cartilade®.

Su 50 pazienti trattati per almeno 6 settimane, furono osservate risposte nulle o parziali. Comunque 10 su 50 pazienti mostrarono uno stabilizzarsi della malattia per almeno 12 settimane. Tutti e 10 però alla fine mostrarono un aggravamento della malattia.

Risultati parziali si ottennero da altri tre studi clinici effettuati utilizzando cartilagine di squalo in polvere. Essi furono presentati in conferenze scientifiche [11, 12], ma mai pubblicati su riviste specializzate.

I tre studi furono effettuati su pazienti con malattia in stadio avanzato; due di essi furono condotti dagli stessi ricercatori [11].

I tre studi presero in considerazione 20 pazienti con cancro alla mammella [11], 12 con cancro alla prostata [11] e 12 con tumori primari al cervello [12].

Tutti i soggetti erano stati precedentemente trattati con terapie convenzionali. Nessun trattamento parallelo fu ammesso durante la terapia con cartilagine.

Nessuna risposta completa o parziale fu osservata in nessuno dei tre studi. Due pazienti in ogni studio mostrò una stabilizzazione della malattia della durata di almeno 8 settimane.

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