Cardo Mariano 

Articoli tratti dalla rete (dal libro Nature's Medicines).

Traduzione di Marco Turazza.

 Il Cardo Mariano ed il fegato

Il Cardo Mariano (Silybum marianum), chiamato dagli anglosassoni "Milk Thistle" a causa delle venature bianche delle sue foglie, è diventata recentemente una pianta molto popolare.

Ricerche europee, soprattutto in Germania, indicano che il Cardo Mariano è efficace nella cura di danni epatici acuti e cronici, nonché nel proteggere il fegato stesso contro molte tossine.

Conosciuto fin dall’antica Grecia, nel 18mo secolo veniva utilizzato contro le ostruzioni del fegato e della milza e nel 19mo secolo i medici eclettici americani lo usavano per curare congestioni epatiche, vene varicose, disordini mestruali ed altre condizioni patologiche ora conosciute come associate a problemi al fegato.

Ai giorni nostri, l’abuso di alcol, medicinali, caffè e pesticidi ha dimostrato di rispondere positivamente all’assunzione di Cardo Mariano, che risulta essere in grado di tonificare il fegato e di aiutare la sua ricostruzione. Il funzionamento è legato alla fortificazione delle pareti cellulari del fegato, dando una maggiore resistenza all’attacco delle tossine.

Il Cardo Mariano aiuta anche la rigenerazione del glutatione nelle cellule epatiche, che è un potente antiossidante ed un intermedio del metabolismo cellulare.

I composti biologicamente attivi del Cardo Mariano sono rappresentati dai flavanolignani (chiamati silimarina), che comprendono gli isomeri flavonoidi silibina, silidianina e silicristina e sono riscontrabili soprattutto nei semi della pianta.

Si dovrebbero utilizzare solamente estratti standardizzati contenenti almeno il 70% di silimarina.

La dose tipica è pari a 100 - 300 mg per 3 volte al giorno.

I flavanolignani non sono molto solubili in acqua e quindi viene anche utilizzato l’alcol per la loro estrazione.

Il Cardo Mariano non andrebbe assunto costantemente, m solo in determinate condizioni:

Nei primi due casi, meglio affidarsi ad uno specialista per quanto riguarda un uso ed una posologia appropriate. Nel terzo caso si può considerare standard un dosaggio variabile tra 300 e 600 mg al giorno, da assumere almeno 30 minuti prima dei pasti.

La durata del trattamento dovrebbe variare tra un giorno e tre mesi, a seconda della durata e della gravità dello stress.

Molte sperimentazioni cliniche sono state basate sull’utilizzo di prodotti contenenti il 70% di silimarina.

Dato che l’interesse in questa pianta va continuamente aumentando, si stanno facendo molti altre ricerche.

In un recente articolo apparso sull’ "American Journal of Gastroenterology", la silimarina ed il suo costituente attivo, la silibina, mostrarono un effetto antiossidante anti radicali liberi e inibitore della perossidazione dei grassi.

Altri studi suggeriscono altre azioni:

Altri studi recenti puntano sull’effetto protettivo che il Cardo Mariano avrebbe a livello di cellule epatiche riducendo la formazione di radicali liberi.

Indicazioni

CIRROSI

L’abuso di alcol o le epatiti virali danneggiano le cellule sane del fegato che vengono sostituite con tessuto cicatriziale. Il risultato è una malattia seria, cronica e degenerativa chiamata cirrosi.

Il fegato malato non può espletare le sue importanti funzioni di stoccaggio, di filtraggio del sangue e di produzione della bile.

Ricercatori dell’Università di Vienna hanno studiato gli effetti della silimarina su pazienti con cirrosi epatica dovuta ad abuso di alcol. Si evidenziò che che i pazienti sottoposti a terapia con estratti di Cardo Mariano vissero significativamente più a lungo, senza effetti collaterali.

EPATITI

Si tratta di una infiammazione del fegato, della quale ne esistono diversi tipi.

La maggior parte è causata da infezioni virali, ma può anche avere cause diverse, come assunzione di farmaci (ad es. l’acteaminofene) o l’esposizione ad alcuni prodotti chimici, come i detersivi.

L’infiammazione danneggia le cellule del fegato ed i casi più gravi possono anche portare alla morte. Le epatiti causate dall’alcol possono evolvere in un distruzione delle cellule con formazione di tessuto cicatriziale e conseguente cirrosi epatica.

L’infezione può essere simile ad una influenza, con nausea e vomito. L’itterizia, sfumatura di color giallognolo delle pelle, è il più evidente sintomo di epatite, ma altri sintomi possono essere meno appariscenti. Le epatiti croniche possono provocare solamente una vaga sensazione di malessere.

Il Cardo Mariano è stato usato con successo per trattare le epatiti, grazie alla sua abilità di proteggere e rigenerare le cellule epatiche danneggiate.

INQUINAMENTO

Vi sono molti agenti inquinanti che sono più pericolosi dell’alcol. Il Cardo Mariano, nello stesso modo in cui protegge il fegato dall’intossicazione alcolica, può aiutare nella prevenzione del danno causato da tossine presenti nell’ambiente.

L’ingrediaente attivo, la silimarina, aiuta a rinforzare le membrane cellulari rendendole meno permeabili alle varie sostanze tossiche.

Studi condotti in Germania hanno evidenziato come ratti pretrattati con silimarina abbiano meglio sopportato l’effetto tossico di alcuni inquinanti, come il tetracloruro di carbonio, a volte presente nell’ambiente a causa della presenza di scarichi industriali.

AVVELENAMENTO DA FUNGHI

Ogni anno, migliaia di persone si ammalano, e a volte muoiono, per aver mangiato funghi velenosi. Molti di questi sono bambini, che ancora non sanno che esistono funghi buoni e cattivi. Spesso le vittime sono immigrati, che confondono i funghi velenosi perchè assomigliano ad alcuni buoni presenti nella terra d’origine. A volte sono i cosiddetti esperti che commettono qualche tragico errore.

I casi più seri di avvelenamento da funghi sono collegati alla Amanita phalloides. Questa specie, come anche altre dello stesso genere, contengono delle tossine mortali che non vengono distrutte né col calore, né con il lavaggio, né con l’essiccazione. Queste tossine possono uccidere le cellule del fegato.

I primi segni di avvelenamento sono dati da vomito, crampi e diarrea. Successivamente si ha un danno epatico e, nei casi più gravi, anche un danno renale.

Alcune ricerche europee suggeriscono che la silibina (presente nei semi di Cardo Mariano) può essere usata per trattare gravi avvelenamenti da Amanita.

In un esperimento, tutti gli animali pretrattati con silimarina o silibina sopravvissero alla successiva somministrazione di funghi velenosi.

Quando la silibina fu somministrata per via endovenosa a pazienti che accidentalmente avevano mangiato l’Amanita, la percentuale di morte si ridusse drasticamente.

Nel 1966 una rivista medica olandese, riportò di due coniugi che mangiarono l’Amanita phalloides e svilupparono una sintomatologia tipica 18 ore più tardi. Quando i loro fegati e reni inziarono a non funzionare più, furono trattati per via endovenosa con silibina, penicillina e glucosio. Dopo tre giorni i blocchi epatico e renale regredirono.

I ricercatori notarono che sia la silibina che la penicillina erano in grado di ostacolare l’azione delle tossine, ma notarono anche che il trattamento con penicillina può causare gravi effetti collaterali se prolungato oltre i tre giorni.

 Associazioni

L’utilizzo di silimarina associata ad altre erbe della stessa famiglia che pure presentano un’azione protettiva a livello epatico, può rappresentare una giusta scelta.

Tarassaco

Il tarassaco è una di queste piante. I fiori di tarassaco sono molto ricchi in lecitina, un epatoprotettore.

Altre buone piante della famiglia del Cardo Mariano sono la bardana ed il carciofo.

Echinacea

In caso di epatite C, l’estratto di echinacea associato a quello di Cardo Mariano può rappresentare un’associazione molto valida.

Controindicazioni, interazioni, effetti collaterali

La Commissione E tedesca (è una commissione di esperti pressappoco equivalente alla FDA americana) non ha riportato alcuna controindicazione o interazione con altre sostanze.

Sono stati notati occasionali effetti lassativi, mai comunque presenti alle dosi raccomandate.

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