Ginkgo biloba (2a parte) 

Tratto dal libro "Nature’s Medicines".

Traduzione di Marco Turazza. 

Azione vasodilatatrice

Il ginkgo è noto soprattutto per essere un vasodilatatore, sia a livello di medi e grossi vasi, sia a livello di capillari.

Tale effetto si rende utile per tutte le persone che soffrono di una scarsa irrorazione periferica e che lamentano di avere mani e piedi freddi. Diventa di primaria importanza nelle persone che soffrono della malattia di Raynaud, nella quale si ha una forte vasocostrizione a causa del freddo, riscontrabile in modo particolare a livello delle estremità.

Si rende utile anche a pazienti affetti da diabete, in cui si abbia perdita di sensibilità alle estremità a causa dell’infiammazione ai nervi e di alti livelli di glucosio nel sangue. Il ginkgo è in grado di stabilizzare il flusso sanguigno ed i glicosidi presentano una forte azione anti infiammatoria.

Azione fluidificante del sangue

Il miglioramento del flusso sanguigno non è l’unica azione del ginkgo. I ginkgolidi sono anche in grado di fluidificare il sangue, apparentemente contrastando l’azione del Fattore Attivante le Piastrine (PAF), un composto chimico che causa l’aggregazione piastrinica e quindi la coagulazione intravenosa.

La coagulazione, come si sa, è estremamente importante in caso di lesioni esterne, ma il PAF può provocare anche una coagulazione intravenosa dove vi siano delle irregolarità all’interno di un vaso sanguigno, come ad esempio una placca di grasso adesa alla superficie interna del vaso stesso.

Ciò può creare un’occlusione o comunque una riduzione del flusso. Alcune parti del trombo così formato possono staccarsi ed andare a bloccare vasi più piccoli, provocando ischemie ed infarti.

Con la sua azione fluidificante, il ginkgo può proteggere da infarti cardiaci, angina e dolori agli arti dovuti ad accumulo di colesterolo nei vasi.

Il sangue fluidificato è comunque in grado di coagulare, seppure in tempi più lunghi. Per tale motivo è meglio evitare l’assunzione di ginkgo se già si è sotto trattamento con altri anticoagulanti, o perlomeno sentire prima il parere di un medico.

Le piastrine non sono l’unica cellula sanguigna che viene modificata dal ginkgo. E’ provato che dopo alcune settimane di trattamento con Ginkgo, si ha una modificazione della membrana dei globuli rossi, che diventa più elastica. A causa di ciò si ha un aumento del flusso sanguigno cerebrale, riscontrabile soprattutto a livello di piccoli vasi o di vasi parzialmente ostruiti.

Azione cerebrale

Il beneficio che si ottiene attraverso un aumento del flusso sanguigno è dato da un aumentato apporto di sostanze nutritive e di ossigeno a livello degli organi.

Un aumentato flusso sanguigno a livello cerebrale determina un aumento della capacità di concentrazione e della memoria. Si può anche avere un miglioramento dell’umore e neutralizzazione della depressione.

Il ginkgo non solo agisce come "cibo per la mente" ma determina un miglioramento della funzionalità dei neurotrasmettitori, sostanze chimiche deputate al trasporto dei segnali da una cellula nervosa ad un’altra, con il risultato che i messaggi nervosi viaggiano più velocemente.

Il ginkgo apparentemente blocca o rallenta le conseguenze distruttive di un cervello in fase di invecchiamento. I radicali liberi, molecole instabili che invadono e danneggiano le cellule, sono dei sottoprodotti naturali derivanti dall’invecchiamento. Nella malattia di Alzheimer, l’effetto dannoso dei radicali liberi si esplica con un maggiore accumulo di grasso nelle cellule del cervello, che diventano così inoperanti.

Le sostanze presenti nel ginkgo aiutano a distruggere i radicali liberi e quindi a ridurre la quantità di grasso che si deposita nelle cellule cerebrali, con la benefica conseguenza di un rallentamento del processo degenerativo.

Ricerche effettuate in Europa e negli USA hanno dimostrato che il ginkgo può essere di aiuto in pazienti affetti da malattia di Alzheimer. Per anni gli europei hanno indicato che pazienti affetti da demenza sottoposti a terapia con ginkgo mostravano segni di miglioramento.

Alcuni anni or sono, uno studio americano sembrò confermare tale rilevamento. Furono somministrati 120 mg di ginkgo Egb 761 al giorno per un anno, a pazienti affetti da demenza media o moderata.

Nel frattempo un gruppo di controllo assunse un placebo.

Comparando i risultati del trattamento, si concluse che l’estratto di ginkgo era stato in grado di stabilizzare o addirittura migliorare, in alcuni casi, la funzionalità mentale.

I ricercatori stimarono che si ebbe un ritardo nell’evoluzione della malattia pari a sei mesi - un anno. Essi notarono anche che il trattamento sembrava funzionare meglio nei primi stadi della malattia.

Modo d’uso

Il ginkgo richiede periodi di tempo relativamente lunghi prima di espletare qualsiasi effetto. Ci vogliono alcune settimane prima di poterne notare i benefici. Il trattamento medio dovrebbe durare all’incirca 6 settimane.

Per usi prolungati, il ginkgo è considerato un prodotto abbastanza sicuro. Tranne quando viene assunto in quantità molto alte (più di 240 mg di estratto concentrato), normalmente non produce effetti collaterali.

Non esistono controindicazioni conosciute nell’uso del ginkgo in gravidanza o durante l’allattamento.

Il ginkgo è disponibile in varie forme, soprattutto tavolette, compresse e capsule, normalmente contenenti un estratto al 24% in ginkgoflavonglucosidi e al 6% in terpenolattoni. La dose consigliata è di 120 mg al giorno, preferibilmente suddivisa in 2-3 assunzioni giornaliere da 60-40 mg l’una. Tale suddivisione previene la possibilità di problemi gastrointestinali.

Per quanto riguarda l’utilizzo di foglie di ginkgo, bisogna tenere presente che ce ne vogliono circa 50 gr. per avere l’equivalenza di 1 gr. di estratto standard.

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