Stevia (6a parte) 

Articoli tratti dalla rete.

Traduzione di Marco Turazza. 

Sicurezza della Stevia

Una delle indicazioni più ovvie sulla sicurezza della stevia, è che non sono mai stati riportati casi di effetti collaterali in più di 1.500 anni di uso continuativo in Paraguai.

Una indicazione simile di sicurezza è data dal fatto che, nonstante in Giappone sia utilizzata da più di 10 anni in modo diffuso ed in notevoli quantità, non è mai stato riportato nemmeno un singolo caso di sofferenza a causa di effetti collaterali.

Nemmeno da confrontare con l’aspartame, che è la fonte di lamentele numero uno, da parte dei consumatori all’FDA. Nonstante ciò, i test ufficiali di sicurezza devono essere fatti.

La prima ricerca sulla sicurezza della stevia fu eseguita nel 1931 da Pomaret e collaboratori in Sud America. Tutti i loro test furono negativi.

Essi osservarono che la stevioside passa attraverso l’apparato digerente dell’uomo senza subire alcuna alterazione da parte dei processi digestivi. Il che significa che esce dall’organismo tale e quale a come era entrata.

Nelle decadi successive, tale affermazione fu dibattuta, ma fino ad ora nessuno è stato mai in grado di provare che Pomaret avesse torto.

Questo dibattimento è molto importante, perché alcuni dei metaboliti della stevioside, contrariamente alla foglia intera, sono stati provati essere tossici, e vari ricercatori hanno consigliato prudenza nell’uso di stevioside, finchè non sia provato scientificamente che essa non venga metabilizzata nell’organismo.

Test più elaborati furono eseguiti dai Giapponesi per fare una valutazione sul suo uso come agente dolcificante.

Poche sostanze hanno avuto una così costante negatività a tutti i test di tossicità. Quasi tutti i possibili test di tossicità sono stati eseguiti ed i risultati sono stati sempre negativi.

L’unico effetto affine che è stato osservato, fu la inibizione della respirazione cellulare (fosforilazione ossidativa) in alcuni componenti cellulari isolati, ma mai nelle cellule intere. L’unico risultato di questa azione, anche dopo osservazione prolungata, fu una riduzione della tossicità di sostanze come la atractilignina, un veleno che attacca le cellule del fegato.

Tale risultato suggerisce che la stevia potrebbe essere usata come antidoto per i rari casi di avvelenamento da quel particolare agente chimico.

Un esempio di buon test tossicologico fu quello eseguito nel 1985 da Yamada e collaboratori. Essi somministrarono stevioside e rebaudoside A a ratti per due anni con un dosaggio pari allo 0,3 - 1,0 % della loro dieta. Alla fine gli animali furono sacrificati e furono condotti test biochimici, anatomici, patologici e carcinogenetici su 41 organi.

Furono anche eseguiti esami di sangue e urine.

Ogni animale fu paragonato ad un altro suo simile che subì esattamente lo stesso trattamento, tranne che per la stevia.

Alla fine, sintomi ed alterazioni notate dallo staff di ricerca non differivano minimamente da un gruppo all’altro; non furono notati effetti dose-dipendenti, nemmeno nei soggetti che ricevettero la dose più alta (1,0 %), che è pari a 125 volte la normale dose media giornaliera.

Altri gruppi di test effettuati dal Ministero Nazionale della Salute e del Welfare in Giappone, non riuscirono a trovare alcuna forma di tossicità.

Ma c’è un problema di cui bisogna parlare.

Come menzionato precedentemente, c’è la possibilità che metaboliti di stevioside e rebaudoside A possano essere dannosi alla salute.

Come affermò un autore: "Nonostante che la assunzione orale di grandi dosi di stevioside e/o di estratti di stevia e studi a lungo termine su animali di laboratorio abbiano dimostrato la mancanza virtuale di effetti tossici, bisogna anche considerare la limitata disponibilità di dati sui metaboliti dei più importanti principi attivi di questa pianta."

Questo commento fu fatto sapendo che la stevioside e gli altri glicosidi presenti nella stevia hanno una notevole stabilità chimica. Essi sono infatti estremamente resistenti alla degradazione acida ed enzimatica. Semplicemente non possono essere degradati nei loro metaboliti quando si trovano sotto condizione gastriche normali.

Gli acidi e gli enzimi gastrici sono quindi incapaci di degradare queste molecole così straordinariamente stabili. Ciò è in sintonia con lo studio di Pomaret.

Apparentemente la situazione è diversa nel ratto. Nel 1980 R. E. Wingard ed associati, riportarono che stevioside e rebaudoside A erano entrambe degradate a steviolo dalla microflora intestinale del ratto. Lo steviolo è uno dei spiacevoli metaboliti che potrebbe, forse, provocare seri danni all’uomo.

Wingard incubò la stevioside per 2-4 giorni in una soluzione preparata appositamente e contenente materiale tratto dall’intestino cieco del ratto. Sotto tali condizioni, la conversione fu quasi del 100%.

Comunque, come hanno puntualizzato Kinghorn e Soejarto, ci sono almeno due motivi per cui non si possono estrapolare tali risultati all’uomo.

Primo, gli umani non hanno un cieco, a differenza dei ratti; un passo critico del processo di conversione non ha un luogo fisico dove avvenire.

Secondo, non c’è alcun buon motivo per ritenere che la microflora dell’intestino umano sia paragonabile a quella dell’intestino di ratto.

Si potrebbe pensare, alla luce della serietà del pericolo teorico proposto da Wingard, che gli scienziati dovrebbero effettuare approfondite ricerche per mettere la parola fine alla questione.

Non è così. Sembra che nessuno prenda sul serio questo pericolo.

Dopo tutto, se esistesse un reale problema, non sarebbe possible la totale assenza di notizie relative ad intossicazioni da steviolo, in decadi di utilizzo.

Visto che tale fatti non sono mai stati riportati, possiamo audacemente concludere (apparentemente con il benestare della comunità scientifica) che uomini e ratti sono diversi.

Conclusioni

Si potrebbe ragionevolmente chiedere, sulla base di questi dati tossicologici, il motivo per cui tutti gli sforzi di fare della stevia il sostituto di scelta allo zucchero siano falliti così miseramente, sia in Europa che negli Stati Uniti; e perché chiunque abbia tentato, negli Stati Uniti, di produrre estratti liquidi di stevia di buona qualità, siano stati minacciati di denuncia.

Abbiamo una pianta totalmente innocua, che non pone alcuna minaccia alla vita ed alla salute umana, che possiede una grande speranza come dolcificante non calorico ed in grado di apportare vari benefici alla salute, che viene sistematicamente repressa.

Forse, visti i numerosi effetti benefici discussi (e le dozzine di proprietà non discusse, come la capacità di ridurre il desiderio di dolci e di cibi grassi o la capacità di essere d’aiuto nel tabagismo ed alcolismo), è arrivato il momento che i consumatori inizino ad insistere per il loro diritto di utilizzare questa delicata e deliziosa pianta paraguaiana.

Torna a Newsletter