La Medicina Aromatica (3a parte) 

Di Colin Nicholls

Articolo tratto dalla rete.

Traduzione di Marco Turazza. 

Uso interno

Quando si prevede l’utilizzo di oli essenziali per uso interno, allora entrano in gioco altri fattori per l’interpretazione dell’aromatogramma.

Primo, non c’è alcun dubbio di una azione antimicrobica da contatto quando un olio essenziale venga introdotto per os. La concentrazione minima inibente (MIC) di un olio essenziale in vitro è di circa 10-4 g/ml.

Una normale dose di circa 50 mg al giorno, diluita in circa 5 litri di sangue e ammettendo un assorbimento del 100% attraverso la barriera gastrointestinale, porterebbe ad una concentrazione tissutale di circa 3,2 x 10-6 g/ml, cioè una concentrazione un milione di volte inferiore al MIC.

Anche considerando un dosaggio molto più alto, come quello consigliato da Pénoel, pari a 1.000 mg al giorno nelle infezioni acute, porterebbe comunque a concentrazioni tissutali molte volte inferiori al MIC.

Un simile ragionamento porterebbe a pensare che gli oli essenziali non possono avere una azione antimicrobica diretta in vivo, eppure vi sono migliaia di casi storici negli ultimi 25 anni che dimostrano invece il loro potere di risolvere infezioni anche non sensibili al trattamento antibiotico.

Poiché è stato già dimostrato che l’attività anti-infettiva degli oli essenziali è specifica per un particolare paziente, si può ragionevolmente supporre che tale olio agisce sul "terreno" del paziente stesso in modo da farlo diventare inospitale per l’agente patogeno.

La "teoria neuroendocrina del terreno" elaborata da Duraffourd e Lapraz, in breve, rappresenta un tentativo di spiegare i meccanismi che regolano, mantengono e correggono il funzionamento dell’organismo, istante per istante e ad ogni livello, con attenzione alle azioni e reazioni ed al modo in cui esse vengono espresse.

La molteplicità, ubiquità e la natura polimorfa degli agenti che turbano i normali processi fisiologici vanno perfettamente d’accordo con la pluralità ed i polimorfismo delle attività farmacologiche delle piante medicinali.

L’enorme quantità di ricerche cliniche effettuate fin dal 1973 ha permesso a Duraffourd e Lapraz di determinare o confermare gli effetti delle piante medicinali e degli oli essenziali sulle diverse componenti del sistema endocrino e del sistema nervoso autonomo.

Tra gli oli essenziali, ad esempio, si può postulare che:

Secondo questa teoria, un olio essenziale anche molto potente dal punto di vista anti-infettivo, se ha un effetto contrario allo sbilancio che sta alla base di una particolare malattia infettiva, potrebbe aggravare la malattia stessa anziché alleviarla.

Così, in linea di principio, l’Origanum vulgare, che è simpaticolitico e parasimpaticotonico, potrebbe (anche se fortemente raccomandato dall’aromatogramma) aggravare le condizioni di un paziente il cui sistema parasimpatico sia già sovrastimolato.

Un caso recente di una lavoratrice sana infettata da MRSA (isolato mediante tampone nasale), che non aveva risposto alla terapia ortodossa, illustra l’orientamento di questa teoria.

L’aromatogramma rivelò che il batterio infettante era sensibile agli oli essenziali di:

Mentre Origanum compactum, Satureja montana, Thymus serpyllum eThymus vulgaris sono oli essenziali contenenti fenoli ben conosciuti per la loro potente attività antimicrobica, e la Salvia triloba ha una forte e dimostrabile azione battericida, la Salvia sclarea risulta essere raramente attiva contro i patogeni.

La sua azione estrogenica, invece, è largamente riconosciuta. Sembra che anche la Salvia triloba, come molte altre specie del genere Salvia, abbia un’attività pro-estrogenica.

Sebbene non vi siano ulteriori informazioni su questo caso, l’impressione iniziale è quella di una donna la cui suscettibilità alle infezioni sia dovuta a disturbi del sistema neuroendocrino.

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