Efficacia dell’Iperico contro la depressione. 

Tratto dalla rete

Traduzione di Marco Turazza. 

Krista Morien, HRF

Lenoir S, Degenring FH, Saller R.

A double-blind randomised trial to investigate three different concentrations of a standardised fresh plant extract obtained from the shoot tips of Hypericum perforatum L.

Phytomedicine 1999; 6(3): 141-146.

Almeno 25 studi clinici, in doppio cieco, sono già stati eseguiti per valutare l’efficacia dell’Iperico (Hypericum perforatum L., Clusiaceae) nel trattamento della depressione da leggera a moderata.

In un recente studio multicentrico in doppio cieco, alcuni ricercatori svizzeri hanno valutato il prodotto procedendo in una diversa direzione.

Essi hanno cercato di determinare il dosaggio ottimale di ipericina, un costituente ritenuto in grado di avere un importante ruolo nell’effetto antidepressivo della pianta (Lenoir et al., 1999).

I ricercatori compararono l’efficacia di tre diverse concentrazioni di Iperico su 348 individui depressi, in un periodo di sei settimane.

Per questo studio si utilizzò sia la concentrazione utilizzata normalmente nei prodotti commerciali (0,33 mg totali di ipericina al giorno), come anche estratti con minori e maggiori contenuti di ipericina.

Alla fine dello studio, tutti e tre i gruppi trattati mostrarono un significativo miglioramento, senza grandi differenze tra i tre gruppi stessi.

Non vennero invece misurati gli effetti di altri composti importanti presenti nell’Iperico, come ad esempio l’iperforina.

I volontari partecipanti allo studio furono reclutati in 38 centri in Germania ed in Svizzera.

Essi assunsero tre compresse di Iperico al giorno (Hyperiforce, prodotto da Bioforce AG, Svizzera), standardizzate in modo da apportare rispettivamente 0,17 mg, 0,33 mg e 1 mg di ipericina al giorno.

Il range di ipericina utilizzato fu basato su monografie pubblicate dalla Commissione E tedesca e dalla Cooperativa Scientifica Europea per la Fitoterapia (ESCOP), che raccomandano un range di dosaggio variabile da 0,2 mg a 1 mg al giorno.

Il presente studio non incluse un gruppo placebo, in parte per ragioni etiche ed in parte perché l’efficacia della pianta rispetto al placebo era già stata provata in precedenti studi.

I ricercatori misurarono il miglioramento sintomatologico utilizzando: l’Hamilton Psychiatric Rating Scale for Depression (HAMD-17), l’autovalutazione da parte dei pazienti stessi (Hospital Anxiety and Depression Scale), nonché la valutazione medica (Clinical Global Impression Scale).

Alla fine delle sei settimane di sperimentazione, il punteggio HAMD diminuì di un grado significativo, pari a quasi il 50% in tutti e tre i gruppi, con lievi differenze tra gli stessi.

L’HAMD misura la riduzione di una serie di sintomi specifici, come ad esempio l’umore depresso, l’insonnia, l’affaticamento, l’ansietà e l’incapacità di eseguire i normali compiti giornalieri.

I medici stimarono l’efficacia dell’Iperico "da moderata a buona" in quasi il 70% dei soggetti appartenenti a tutti e tre i gruppi.

L’autovalutazione, infine, supportò i suddetti risultati.

74 pazienti riportarono un totale di 82 leggeri effetti collaterali durante il corso dello studio; comunque, solamente sette di essi furono correlati causalmente al trattamento con Iperico.

I più comuni sintomi collaterali furono: nausea, cefalea, vertigini, senza particolari differenze di incidenza nei tre gruppi.

88 pazienti si ritirarono prima del termine della prova per non osservanza delle regole, motivi medici o altre ragioni.

La percentuale media di risposta variò dal 62% al 68%, dimostrandosi superiore alla risposta media del 55% che gli autori trovarono nei 13 studi placebo controllati che essi analizzati precedentemente.

Gli autori suggerirono che questi migliori risultati potrebbero essere dovuti all’estratto utilizzato. Esso viene infatti prodotto utilizzando germogli freschi di Iperico, che sono ritenuti avere un maggior contenuto di ipericina rispetto a quelli derivati all’intera pianta.

Dall’altro lato, lo studio considerò solamente il contenuto in ipericina, senza considerare la presenza di diversi composti che potrebbero essere importanti per l’azione antidepressiva.

La mancanza in questo studio di una efficacia dose-dipendente potrebbe supportare la teoria che l’ipericina non rappresenterebbe il principale principio attivo ad azione antidepressiva.

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