Sicurezza dell’Iperico confrontato con i farmaci antidepressivi (1a parte). 

Tratto dalla rete

Traduzione di Marco Turazza. 

Krista Morien, HRF

Piscitelli SC, Burstein AH, Chaitt D, Alfara RM, Falloon J.

Indinavir concentrations and St. John's wort.

The Lancet 2000; 355: 547-548.

Ruschitzka F, Meier PJ, Turina M, Lüscher TF, Noll G.

Acute heart transplant rejection due to St. John's wort.

The Lancet 2000; 355: 548-549.

Stevinson C, Ernst E.

Safety of Hypericum in patients with depression: a comparison with conventional antidepressants.

CNS Drugs 1999; 11(2): 125-132. 

Nel 1999 alcuni ricercatori britannici dell’Università di Exeter intrapresero il primo studio comparativo sulla sicurezza dell’Iperico (Hypericum perforatum L., Clusiaceae) e di quattro farmaci antidepressivi (Stevinson et al., 1999).

Per realizzare l’articolo, essi utilizzarono i dati ottenuti da meta-analisi ed articoli presi dal Medline Database, da studi clinici effettuati da ditte produttrici, da studi di monitoraggio di farmaci e da schemi riportanti effetti avversi spontanei.

Sebbene l’Iperico sia associato a minori e più lievi effetti collaterali rispetto alle terapie farmacologiche, fu difficile fare una comparazione diretta, a causa delle diverse forme in cui questi dati erano presentati.

Gli autori conclusero che l’Iperico è "almeno sicuro tanto quanto e possibilmente più sicuro" delle terapie farmacologiche convenzionali.

Vi è comunque bisogno di dati di sicurezza sulle possibili interazioni tra erba e farmaco.

Per editare questo articolo, i ricercatori compararono l’iperico con i più diffusi farmaci antidepressivi, appartenenti alle quattro categorie più importanti: la fluoxetina (Prozac®), un inibitore selettivo della serotonina (SSRI); la moclobemide, un inibitore della monoammino ossidasi (MAOI); il dothiepin, un antidepressivo triciclico e la mirtazapina, appartenente ad una nuova classe di farmaci conosciuti come "antidepressivi adrenergici e serotonergici specifici (NaSSA)".

Negli studi placebo-controllati, furono riportati effetti collaterali pari al 4,1% delle persone che assumevano l’Iperico. Viceversa, negli studi dove l’Iperico veniva paragonato ad uno dei farmaci, ben il 19,8% dei soggetti che assumevano Iperico lamentarono vari effetti collaterali.

I ricercatori imputano questa notevole differenza all’aspettativa dei pazienti, che può condurre gli stessi a riportare una incidenza di effetti collaterali maggiore di quella reale quando vengono testati dei farmaci.

Negli studi clinici in cui si testò la mirtazepina, il 65% dei pazienti lamentarono qualche effetto collaterale.

Statistiche di sicurezza rivolte agli altri farmaci furono molto difficili da stilare, perché i dati furono presentati sotto forma di percentuale di effetti collaterali sperimentati individualmente.

In generale, i pazienti a cui è stato somministrato l’iperico riportarono minori e più lievi effetti collaterali. I problemi associati ai quattro prodotti farmaceutici coprirono un ampio range sintomatologico.

I partecipanti che assunsero dothiepin e moclobemide riportarono i minori effetti collaterali, mentre quelli che assunsero fluoxetina e mirtazapina ne riportarono il maggior numero.

L’analisi degli autori include anche un aggiustamento dei possibili errori intercorsi durante l’interpretazione dei dati. Un fatto è che gli studi clinici possono fallire nell’individuazione degli effetti collaterali rari o ritardati o molto comuni a causa della relativa brevità dello studio stesso, della bassa quantità di soggetti partecipanti, e della maggiore attenzione rivolta all’efficacia piuttosto che alla sicurezza.

Gli autori notarono anche alcune incongruenze nel modo in cui i dati di sicurezza vengono raccolti e presentati, nella terminologia utilizzata nella descrizione degli effetti collaterali e nella metodologia usata nei diversi Paesi per seguire gli effetti avversi.

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