FITOESTROGENI (Parte 1). 

Di Sharol Tilgner N.D.

Tratto dalla rete

Traduzione di Marco Turazza. 

Il termine fitoestrogeno viene frequentemente utilizzato nel settore erboristico, ma non vi è alcun accordo sulla esatta definizione di questo termine.

Normalmente il termine viene usato per identificare qualsiasi composto contenuto nelle piante che:

Le piante possono contenere dei composti che sono strutturalmente simili agli estrogeni umani endogeni, che mimano l’attività estrogenica o che interferiscono col metabolismo estrogenico.

Alcune piante possono mostrare un effetto estrogenico in studi di laboratorio, studi su animali o a livello clinico, ma il costituente specifico e/o il suo meccanismo d’azione non sono stati ancora identificati.

Si ritiene che i più deboli fitoestrogeni possano competere a livello dei recettori con i più potenti estrogeni endogeni, provocando una diminuzione dell’attività estrogenica globale quando questa sia ritenuta essere troppo forte.

Quando gli estrogeni endogeni sono bassi ed i fitoestrogeni sono utilizzati in grandi quantità, questi ultimi hanno mostrato, negli animali, un potente effetto estrogenico.

I fitoestrogeni possono, infatti, legarsi con i recettori vuoti a causa di un basso livello di estrogeni endogeni.

La maggior parte dei fitoestrogeni sono costituiti da steroli, cumestani e isoflavoni.

Sono state identificate più di 300 piante con attività estrogenica o uterotropa.

I fitoestrogeni competono con l’estradiolo, nel legarsi ai recettori specifici, a livello del tratto riproduttivo degli animali in vivo e delle cellule del cancro alla mammella in vitro.

Essi causano risultati simili a quelli degli estrogeni, come ad esempio una crescita ed un aumento di peso dell’utero.

Alcune ricerche volte a misurare l’aumento di peso uterino nei topi ha mostrato che l’attività più alta viene esercitata dagli steroli, seguiti dai cumestani ed infine dagli isoflavoni.

I cumestani presentano un’alta affinità per i recettori estrogenici umani. Si è stimato che essi siano 200 volte meno potenti dell’estrone e 3000 volte meno potenti del dietilstilbestrolo, nonché 30-100 volte più potenti degli isoflsvoni.

Studi eseguiti su animali hanno mostrato che i cumestani possono portare a riduzione dei livelli degli ormoni follicolo stimolante e luteinizzante.

I cumestani provocano crescita uterina nei ratti sottoposti a dieta naturale ed inibiscono in modo competitivo gli estrogeni endogeni occupandone i recettori.

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