FITOESTROGENI (Parte 3). 

Di Sharol Tilgner N.D.

Tratto dalla rete

Traduzione di Marco Turazza. 

I fitoestrogeni più potenti sono rappresentati dai fitosteroli. I cibi comuni che più contengono tali sostanze sono: castagne, sesamo, girasoli e semi di zucca. I fitosteroli sono inoltre comuni nel grano intero, noccioline, semi e legumi.

Il beta sitosterolo presenta attività fitoestrogenica, ma anche antinfiammatoria ed antipiretica.

Si può trovare nella Achillea millefolium, Anemone pratensis, Angelica sinensis, Calendula officinalis, Glycyrrhiza glabra, Hypericum perforatum, Larrea spp., Panax spp., Piscidia erythrina, Plantago psyllium, Serenoa repens, Symphytum spp., Taraxacum officinale, Trifolium pratense, Turnera spp., Tussilago farfara, Valeriana officinalis, Viburnum prunifolium.

Un estratto liposolubile di Humulus lupus fu trovato contenere piccole quantità di estradiolo. Le glicoproteine solubili in acqua estratte dall’Hops strobiles sono antigonadotrope e provocano una soppressione della produzione di progesterone da parte delle cellule lutee.

Le specie appartenenti al genere Dioscorea contengono uno steroide chiamato Diosgenina.

Essa viene manipolata chimicamente in laboratorio per creare estrone, testosterone, progesterone e ormoni adrenocorticali.

Nelle correnti ricerche effettuate su animali, risulta che la Diosgenina normalmente si trasformi in smilagenina sotto l’azione della flora intestinale.

Sia l’uomo che gli animali assorbono difficilmente la diosgenina. Quando somministrata per via orale a femmine di ratto, si è evidenziato un aumento del peso dell’utero, un’apertura vaginale ed una corneificazione della stessa.

Quando iniettata in topi femmina ovariectomizzate, si trovò una crescita dell’epitelio mammario.

Entrambi il Chamaelirium e l’Aletris contengono diosgenina e determinano una attività estrogenica nei ratti.

La cimicifuga contiene l’isoflavone formononetina e due composti non identificati ad attività endocrina, che sembrano avere attività estrogenica con un meccanismo competitivo a livello di recettori estrogenici.

Si è dimostrato che la cimicifuga è in grado di sopprimere la secrezione di ormone luteinizzante in donne in menopausa e compete in vitro con il 17-beta-estradiolo nel bloccare i recettori estrogenici.

La cimicifuga presenta una attività inibitoria in vitro ed in vivo a livello del riassorbimento del tessuto osseo in ratti ovariectomizzati e in ratti sotto un regime di dieta povera di calcio.

I costituenti attivi della cimicifuga sono ritenuti essere:

  1. glicosidi triterpenici, principalmente acteina, 27-deossiacetina, cimicifugoside e cimigenolo-3-O-alfa-arabinopiranoside e relativi agliconi;
  2. isoflavoni, compresa la formonoetina;
  3. acidi aromatici, inclusi l’acido isoferulico, l’acido ferulico e l’acido salicilico.

I legumi rappresentano una buona fonte di fitoestrogeni edibili. I semi di soia sono la più studiata fonte di fitoestrogeni.

Questi ultimi sono correntemente ritenuti essere una delle migliori fonti di fitoestrogeni edibili. Inoltre, i germogli di soia hanno la maggiore concentrazione di isoflavoni.

Coloro i quali si occupano del benessere della salute sono preoccupati se consigliare o meno a pazienti sofferenti di cancro alla mammella estrogeno-sensibile le piante contenenti fitoestrogeni.

Varie ricerche hanno dimostrato che donne abituate ad assumere grandi quantità di fitoestrogeni nella dieta hanno evidenziato una riduzione dell’incidenza di cancri mammari.

I tecnici erboristici dovrebbero invece prestare attenzione nel consigliare fitoestrogeni a pazienti già in terapia con tamoxifene o altri farmaci antiestrogenici, in quanto (almeno in teoria) essi potrebbero interferire con i suddetti farmaci.

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