Estratti vegetali standardizzati

(2a parte). 


Tratto dalla rete

Traduzione di Marco Turazza. 


Dal punto di vista di:

Dr. Michael Tierra, L.Ac., O.M.D.,

membro fondatore della corporazione erboristi americani (the American Herbalists Guild) 

La scienza contro la tradizione

Gli erboristi tradizionalisti usano le erbe non tanto per trattare malattie specifiche, ma soprattutto per attivare uno spostamento dei processi psicologici in modo che l’organismo possa curarsi da sé.

I complessi processi dell’organismo possono essere modificati da: erbe, farmaci, cibi, emozioni ed esercizi fisici.

Solo con questo è possibile delineare una differenza fondamentale tra la medicina erboristica generalista e la fitoterapia o l’approccio sintomatico simil-farmaceutico della fitoterapia. Mentre nessuno è totalmente esclusivo dell’altro, la differenza sta nello scopo del fine terapeutico.

Questo forse vuol dire che non si dovrebbe provare un’erba come l’iperico per una moderata depressione? Certamente no, ma la forza della medicina erboristica è nella sua capacità di avere un’efficacia sulla base delle necessità individuali di ogni paziente.

Il fitoterapista, d’altro canto, usa le erbe per trattare specifiche malattie. Per questo scopo sono appropriati gli estratti standardizzati basati su costituenti chimici identificati.

Il fatto, comunque, che l’aglio standardizzato sia venduto per ridurre la colesterolemia ed il biancospino per ridurre l’ipertensione, non significa che queste piante siano le migliori in tutti i casi.

Se non si usa l’erba giusta per la costituzione e la condizione specifica di un individuo, non fa differenza utilizzare un estratto standardizzato a potenza garantita e ad alto prezzo oppure un preparato più tradizionale della stessa pianta.

Gli "standards" industriali

Nella produzione di estratti botanici standardizzati non esistono standard universalmente accettati.

I sistemi produttivi delle varie industrie possono variare in modo così ampio che i loro prodotti finiti spesso nemmeno si assomigliano gli uni agli altri.

Gli estratti spesso non sono rapportati nemmeno allo stesso costituente.

Ad esempio, la radice di ortica può essere standardizzata al 5% in aminoacidi da una società, all’8% in steroli da un’altra e a 35 ppm in scopolina da una terza.

L’echinacea può essere standardizzata considerando 3 diversi componenti: echinacosidi, polisaccaridi, polibutili.

Quello che è considerato il composto attivo di una data pianta può cambiare con il passare del tempo, come ad esempio è avvenuto con l’Iperico, che ora è standardizzato in iperforina, recentemente compresa essere più efficace del marker precedente, l’ipericina.

Per ottenere il caffè decaffeinato, il produttore di estratti standardizzati ad alta concentrazione deve spesso, per ottenere tali risultati, avvalersi di solventi tossici, come esano, benzene, metilcloridrato, acetone, etc., che oltre a lasciare un piccolo residuo nel prodotto finito, determinano effetti dannosi all’ambiente.

Infine è da considerate che il costo degli estratti standardizzati è più del doppio di quello relativo alla controparte non standardizzata, considerando ovviamente la stessa pianta.

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