Ortica (4a parte). 

Tratto dalla rete

Traduzione di Marco Turazza

ATTIVITA’ BIOLOGICHE E RICERCHE CLINICHE (1)

L’ortica viene utilizzata da molto tempo come antinfiammatorio contro reumatismi ed artriti. Questa azione è stata confermata dalla ricerca clinica.

In parecchi studi clinici (compreso uno studio randomizzato in doppio cieco) gli estratti di foglie di ortica hanno mostrato una azione antiinfiammatoria superiore al placebo, capace di alleviare il dolore artritico e l’infiammazione negli esseri umani.

Le ricerche suggeriscono che l’attività antiinfiammatoria dell’ortica sia da attribuirsi ad un effetto inibitorio verso le cellule immunitarie produttrici di infiammazione (citochine, prostaglandine e leucotrieni).

Un altro studio randomizzato ed in doppio cieco fu realizzato sull’ortica nel 1990 per confermare l’uso tradizionale dell’ortica su riniti ed allergie.

In questo studio, a cui parteciparono 69 pazienti, gli estratti di ortica mostrarono un’attività significativamente superiore rispetto al placebo.

Il 58% dei pazienti riportarono un alleviamento del complesso sintomatologico ed il 48% di essi dichiarò che la cura era più efficace di molti farmaci da banco.

Dieci anni dopo fu inoltre confermata una sua azione nel trattamento delle riniti.

Altri recenti studi effettuati sui ratti (nel 2000 e nel 2002) confermarono che estratti acquosi di ortica sono in grado di abbassare la pressione arteriosa, ridurre il ritmo cardiaco e presentano una notevole azione diuretica.

Uno di questi studi riportò che un estratto di radice di ortica funzionò meglio del farmaco di controllo (furosemide) nel ridurre l’ipertensione, nell’aumentare la quantità di urine e nel migliorare l’escrezione di sodio.

Studi precedenti avevano negato una possibile azione dell’ortica sulla pressione arteriosa dei ratti, ma avevano dimostrato una forte azione ipotensiva sui gatti.

Si dimostrò inoltre un’attività antidolorifica nei topi, sedativa in ratti e topi, inibente le convulsioni farmacologicamente indotte ed antipiretica nei ratti.

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