Gynostemma (4a parte). 

Tratto dalla rete

Traduzione di Marco Turazza 

Gynostemma

AttivitÓ cardiovascolare.

Nel 1990 il dott. L. Chen, e altri, studiarono la funzione cardiaca e l’emodinamica in un modello non umano.

I risultati indicarono che gli animali trattati con gipenosidi raggiunsero:

  1. un abbassamento significativo della pressione arteriosa;
  2. una marcata diminuzione della resistenza vascolare;
  3. un aumento del flusso sanguigno coronarico ed al cervello.

Specificatamente, gli effetti anti-aterosclerotici sono stati studiati nel 1990 da J. Wu, e altri, ed i risultati sono presenti nell’articolo "effetti antiaggreganti piastrinici dei gipenosidi estratti dalla Gynostemma pentaphyllum".

La conclusione fu che questi composti fecero aumentare in modo significativo i livelli di adenosina monofosfato ciclico (cAMP) delle piastrine, con conseguente diminuzione dell’aggregazione piastrinica che forma le placche aterosclerotiche.

Questi effetti antiaggreganti possono anche far ridurre il rischio di trombosi che si pu˛ verificare dopo la formazione di un grumo di sangue in un vaso sanguigno o a livello di una valvola cardiaca.

H. Tan, e altri, osserv˛ l’azione della Gynostemma in vitro e rilev˛ che essa era effettivamente in grado di bloccare l’aggregazione piastrinica causata da agenti chimici, di velocizzare la rottura dei grumi in via di formazione ed, in ultima analisi, di prevenire la trombosi.

L’effetto anticolesterolo ed antitrigliceridi delle saponine della Gynostemma fu testato in uno studio del 1983 da Y. Kimura, e altri.

I gipenosidi grezzi furono sperimentati su ratti alimentati con una dieta molto ricca in zuccheri e grassi, per verificarne gli effetti sul metabolismo lipidico.

Si rilev˛ che la somministrazione di estratti di Gynostemma port˛ ad una riduzione dei trigliceridi sierici, del colesterolo totale e dei fosfolipidi. Si ebbe inoltre una riduzione della perossidazione lipidica.

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